Pilota

                  

Da: intermittentejessica@gmail.com

A: tuttoquestononesiste@gmail.com


Ragazzo, la mia anima è uno spettacolo buio, un cavo ad alta tensione rotto che pende sul lago, uno spaventapasseri che fissa il vuoto al centro di un campo di granturco dilaniato dalla grandine di dio, ma in realtà tutto questo che cazzo c’entra? Niente. 

Il fatto è che martedì scorso mi sono portata in classe una sacco da cinque chili di patate da scagliare contro i professori. Loro spiegavano e in un momento qualsiasi della lezione, senza il minimo preavviso, gli arrivava questa gran patata cazzuta in mezzo alla fronte.

Bam!

Sono riuscita a far sanguinare 4 professori. È stato pazzesco, davvero: p-azz-es-co. Peccato che ora per punizione sia costretta a fare una tesina di quaranta pagine, su un argomento a scelta. 

Non so com’era ai tuoi tempi, ma questa cosa è veramente assurda: che le punizioni, a scuola, funzionino per accumulo e non per sottrazione. Provassero a togliermi le mie cose o a impedirmi di usarle e vedrebbero come righerei dritto!

Arrivo al punto. Ho deciso di fare la tesina sulla tua epoca. Sulla tua epoca di quando eri giovane, cioè quella che stai vivendo lì. Mi ha sempre affascinata quel periodo lì. In realtà ha affascinato l’intera mia generazione. Pensa che c’è gente che si compra i vostri vestiti usati solo per illudersi di poter rivivere i vostri anni, quando internet era una vera figata, piena di gente appassionata e intelligentissima, e Vasco Brondi riempiva San Siro con concerti gratis. Per quanto mi riguarda questa passione è cominciata quando ho scoperto che i miei nonni avevano archiviato in un angolino criptato dell’übercloud le loro foto da giovani. La password era Alberto, che non è il nome di mio nonno ma è il tipo con cui sono stati entrambi i miei nonni negli anni dieci, e attraverso cui si sono conosciuti (lunga storia). 

Erano foto pazzesche, ce n’erano un paio vicino a un treno in partenza e sullo sfondo le tipiche stazioni vissute dei vostri anni, con i cartelli blu, le pubblicità su schermo o addirittura su rullo, i distributori di roba da bere e mangiare, i bazar con i poster di Cannavvarros che solleva la coppa (quando il calcio era ancora una cosa genuina giocata da gente normale e non la merda che è ora). Se fossi nata ai tempi tuoi passerei le mie mattinate di manca in stazione, a bere gli espressi e le minerali gasate, e mangiando tramezzini prosciuttofunghi. Già solo a scrivere queste parole mi emoziono, mi sembra di respirare la vostra aria. 

Insomma, ragazzo, mi servirà il tuo aiuto, tanto facendo due calcoli queste mail ti dovrebbero arrivare nel 2011, e tu sarai il classico studente di quegli anni, spensierato, vivo, con le magliette a righe, i ricci fino agli occhi e gli occhiali da nerd, sempre occupato a ballare per locali e a fumare aids con gli amici. Altro che lo stronzo di vicino di casa che sei nel 2050. 

Tua con lo schiocco,

L’intermittente Jessica