Affilare le sciabole

                            

Christian Raimo, sul suo blog:

«Sì, vabbè lasciamo stare Elisabeth di Sortino. Il fatto è che a me interessa il giornalismo. Quello serio. A me, a dirla tutta, la fantasia mi sta sul cazzo. Perché tutto ciò che produce la fantasia è per definizione falso (si parla di fiction, mica per niente). Quindi inutile. Ed è pure un po’ berlusconiano contare troppo sulla fiction (poi ci ritorno).

Non capisco tutta questa gente che scrive romanzi. Scrivere un romanzo è utilizzare la fantasia per avere poi un ritorno sulla realtà, economico e personale. Perché tanta fatica? Perché questo giro contorto, ipocrita, quando col giornalismo ottieni lo stesso effetto? Scrivere scrivi, guadagnare guadagni, l’intelligenza la applichi, lo stile pure. In più sei pure utile. E allora? Questa gente che si inventa le cose, magari partendo da fatti di cronaca. Bella roba. E se poi ti denunciano, qual è la misura esatta della tua forza? Qual è il dato materiale della fiction? Su cosa puoi contare? A cosa ti appigli? Alle colombe che volano in cielo? Alle brezze mattutine che ti solleticano il mento? Ai sommovimenti dello spirito?

In Italia abbiamo questo piccolo problema che si chiama Silvio Berlusconi (eccomi al punto, sono felice!). Come pensiamo di risolverlo, coi libri di vampiri? Con le storie di casalinghe frustrate? No, col giornalismo. Coi fatti. Coi dati. Con la verità. Con le prove. Gli scrittori italiani hanno addosso tutta la responsabilità che non s’è voluto prendere Berlusconi. E la cifra di quella responsabilità è la verità. Pasolini, dice niente? I veri nomi, le vere cose. La letteratura deve riuscire dove la politica ha fallito. Deve smettere di inventare e cominciare a parlare. Chi parte dalla cronaca per ricamarci sopra le proprie riflessioni perde e ci fa perdere tempo. E riapre le ferite di chi quella cronaca l’ha vissuta sulla propria pelle. Scrivere fiction è affilare le sciabole in tempi di drone