Esce «Paiuia!» di Bordone: Maciste lo intervista

         

                            

Quando ho trovato Paiuia! di Matteo Bordone in bella vista alla Feltrinelli mi è preso un colpo. Non sapevo avesse scritto un libro. Il minimo che potevo fare era, quindi, cercare di intervistarlo (l’autore, non il libro). In realtà di Bordone, a parte quello che si può evincere da freddynietzsche (il suo blog), non so nulla, così ho affidato la cosa a un mio amico, che è un fan sfegatato di MB, nonché sosia ufficiale, nonché assiduo commentatore del suo blog (grazie Andrea per lo sbattimento!). 

Non credevo che fosse così difficile porre la prima domanda. Due giorni fa, quando ti ho mandato la mail per chiederti l’intervista, ero molto tranquillo, ma ora che so che sei lì ho il terrore di farti domande sceme e che poi vai a casa e mi prendi in giro con i tuoi amici, e che poi non risponderai più alle mie mail, o che addirittura mi umilierai pubblicamente su freddynietzsche. 

Shine on you crazy diamond a te ti fa una pippa, eh…

Allora, cosa ti ha spinto a scrivere una biografia?


Grosso modo la stessa cosa che ti ha spinto a intervistarmi, credo. Ne avevo voglia, punto. E comunque non è una biografia. È una raccolta di cose che mi sono successe. Cioè non inizia con “Sono nato a Varese…” ma con “Ero con l’acqua fino al polpaccio a fare l’elicolittero col pisello. Avevo trentacinque anni”.

Come si è svolto il lavoro di scrittura?

In maniera naturale. Scrivevo un’oretta ogni sera, prima di andare a letto, tranquillamente, senza sapere esattamente cosa stavo facendo. A un certo punto il materiale che avevo raccolto mi sembrava bello coeso e così l’ho spedito in giro a un paio di case editrici.

Bè, con tutto il bene che ti voglio, diciamo che avevi anche i contatti giusti.


Sai com’è, ho incontrato John Mondadori a un party, abbiamo reciprocamente pippato coca dal culo, e poi gli ho detto “ehi, John, il mio blog tira molto, se metto giù due stronzate così come mi vengono, mi anticipi 50.000 euro?”. Lui ha detto che non aveva spiccioli dietro e ha rilanciato con 200.000. 

Tu sei letteratura? 


Io sono leggenda.

Non hai paura di fabiovolizzarti?


Bum! Eccolo lì. Eh eh… Ti aspettavo al varco. Te la faccio io la domanda: che problemi hai con Fabio Volo?

Bè, non sa fare niente, nemmeno scrivere. Eppure vende un mucchio di libri.

 Se vende un mucchio di libri è perché c’è della gente che li compra. E se la gente li compra vuol dire che gli piace e che ha voglia di quella roba là. Tu ci puoi vedere la fine del mondo e la decadenza dei costumi, ma prima di tutto è la realtà delle cose. Per prevenire altre domande del genere ti dico questo: la cultura popolare esiste e ci siamo immersi tutti quanti. Non è pizzica taranta pulcinella vino rosso piroea paroea e firulìn e firulàn; la cultura popolare è Lady Gaga, Grande Fratello, i filmoni sulla fine del mondo, GTA. Tutta roba che io mi sparo quando non ho un cazzo da fare. Cioè sempre.

Se è la realtà delle cose è una triste realtà.


Ok, metafora delle montagne russe. Sulle montagne russe ci puoi salire e pensare che è la cosa più divertente che farai nella tua vita; sulle montagne russe ci puoi non salire pensando che è una roba da deficienti; sulle montagne russe ci puoi salire prendendole per quello che sono, cioè delle semplici, spassosissime, montagne russe. C’è infine una quarta via: trovare il modo di scrivere per Wired, e farsi spedire le montagne russe a casa, facendole montare nel tuo giardino, se ce l’hai. Se non ce l’hai farsi spedire anche il giardino. 


Su freddynietzsche parli male di Berlusconi. Eppure il tuo libro è stato pubblicato per la Mondadori, che è di Berlusconi.


Cazzo, mi hai beccato. Speravo che non se accorgesse nessuno. No, ma c’hai ragione, guarda. Infatti poi prendo l’auto e vado a Ostia, sul lungomare, pregando che qualcuno mi ammazzi di botte. Mi sembra il minimo. 

Cos’è per te la televisione?


Una roba dove ci puoi vedere delle robe.

Hai letto tutta l’opera di Nietzsche?


No, ho letto un’introduzione di Vattimo, che spiegava tutto e lo faceva bene. Se non devi insegnare filosofia a degli studenti basta quella.

È vera quella storia di Morissey che racconti a pagina 64?


Assolutamente. Sono montato sull’aereo, mi sono seduto, e a fianco a me c’era Morissey in persona.

Che tipo è?


Boh. Io non ho aperto bocca perché se avessi aperto bocca avrei parlato come topolino. L’unica cosa che ho capito è che doveva telefonare a Bowie e aveva una paura fottuta. Ripassava la telefonata a memoria, bisbigliando. Poi l’aereo è decollato e il Moz ha tirato giù un porco.

Un’ultima battuta: è vero che i bambini quando guardano i porno piangono?


No, fanno oh.