Bianco spumiglia

Concita De Gregorio rincara la dose su Kataweb:
«Bassi. Sono così bassi. Parlo proprio della statura. Quando avevo vent’anni io, erano tutti più alti di me. Al cinema era un problema. L’unico modo per guardare un film era mettermi in prima fila e uscire col torcicollo. L’altra sera, invece, ero in ultima fila e ci vedevo benissimo. La sala sembrava vuota, ma in realtà non c’era un posto libero. Me ne sono accorta dalle risate. Ridevano tutti, ma non si vedeva nessuno. La sala era tutta un gorgoglio, un fremito, un rumore di mani che sbattono sui braccioli, ma l’effetto non era allegro. Era grottesco.
La risata è un atto di responsabilità, un atto pubblico, politico. Prima della risata c’è una motivazione e subito dopo ci sono delle conseguenze. Tra queste due cose c’è la nostra identità. Una risata non può essere anonima né tantomeno liberatoria. Chi ride coprendosi la faccia è perché non vuole essere visto e chi non vuole essere visto sta fuori dal gioco. In quella sala, l’altra sera, era come se ci fossero solo le risate, senza i legittimi proprietari.
Fuori dal cinema c’era un gruppo di ragazzi e ragazze davanti alla vetrina di Intimissimi. Dieci giovani, forse poco più. Nella vetrina c’era uno specchio. Mi sono messa apposta vicino a loro per vedere quanta differenza di statura ci fosse. Nello specchio, loro c’erano tutti. Io non c’ero. C’era il mio corpo fino alle spalle, ma la testa era tagliata fuori. Avrei potuto essere chiunque, anche una di loro.
Taci che al cinema vado sempre con le mie Superga bianco spumiglia.»