Il dolore è un frutto, di Paolo Potz Cratere

                                 

Michele ha un tumore. Paolo, il suo uomo, anche. Attilio, l’amante di Paolo, l’ha avuto. Stephen, l’amante di Michele, vorrebbe averlo. Vivono tutti e quattro a Nichelino, nello stesso quartiere, e si mantengono prostituendosi, spacciando erba ai minorenni e facendo piccole riparazioni. Un giorno Michele, sconvolto dalle sofferenza fisica che la malattia comporta, tenta il suicidio ma non ci riesce. Ci riesce invece Stephen che, prima di togliersi la vita, prova ad avvelenare col mercurio Paolo, di cui è terribilmente invidioso per via del rapporto privilegiato con Michele, causandogli dei danni cerebrali permanenti che lo costringeranno su una sedia a rotelle assistito da Michele e da Attilio, il quale nel frattempo ha rivelato a Michele la sua storia con Paolo. 
Al primo piano della palazzina dove abita Michele vive Sandra, una sieropositiva con un figlio morto in un incidente stradale. Un giorno Michele la trova sul tettuccio distrutto della sua macchina. Sandra ha tentato di suicidarsi lanciandosi dal primo piano ma non ci è riuscita. Michele allora la carica sulla macchina scassata e decide di partire con lei. Il lungo viaggio che li porterà a Lisbona sarà l’occasione per conoscersi e per lasciarsi alle spalle una vita ingiusta, tentando di costruire qualcosa di nuovo. 
Lungo il tragitto incontrano una pletora di personaggi insoliti e straordinari che, poco alla volta, riusciranno a risvegliare in loro la voglia di amare. Michele, scopertosi eterosessuale, tenterà il suicidio per la seconda volta, ma questo piccolo inconveniente non distoglierà i due dalla voglia di “desiderare la vita fino in fondo” (p. 124). Fondo che peraltro si rivela vicinissimo, dato che una telefonata disperata di Attilio li informa che Paolo è morto (soffocandosi col proprio vomito in seguito a una crisi epilettica) e li costringe a tornare in fretta a Nichelino. 
Nella corsa cieca verso il Piemonte, Michele muore di cancro un attimo prima che l’auto si vada a schiantare contro un platano, lasciando Sandra sul selciato con la pancia sventrata, ma viva quanto basta per avere il tempo di rievocare i fantasmi di un’esistenza drammatica, che riaffiorano come immagini colorate e riempiono di senso i rami spogli del platano. La tragedia diventa materia, visione, addobbo e il monologo interiore strutturato sulle ramificazioni del platano (racconto chiama altro racconto, altra divagazione, altro ricordo) si riversa all’esterno senza freni proprio come lo stomaco gorgogliante di Sandra. 
La narrazione si fa densa, difficile, centripeta. Pagine degne del Céline più ispirato, che ci permettono di dire: “Eccolo, il caso letterario dell’anno!”   

[Paolo Potz Cratere, Il dolore è un frutto, Mondadori, 17 euro, 248 pp.]