Un nuovo social network

                         

Si sa, i turisti fanno una marea di foto. Se qualcuno di voi vive in una città molto turistica sa anche come la cosa possa essere disturbante, specie se vi costringe a delle pause o nell’attesa che la coppia di turno si faccia fotografare o a delle contorsioni nel tentativo di non entrare dentro l’obiettivo. 

In tutto questo c’è però un aspetto che mi ha sempre affascinato. Per quanto, nel tempo, abbiate affinato le tecniche contorsionistiche è abbastanza inevitabile che la vostra faccia sia stampata negli album di perfetti sconosciuti, sparsi in giro per il mondo.
Per tutti di noi esiste una sorta di album fotografico “parallelo” a quello che abbiamo in casa e che conserviamo con tanta cura, sparso in giro per il mondo. Foto inedite, naturali, istanti di cui non conserviamo memoria, magari di quando eravamo adolescenti e odiavamo l’idea che i nostri baffetti tenui e le nostre tettine a punta venissero impressi su pellicola. 

Vi rendo partecipi di questo per cercare di trasmettervi il mio sconsiderato stupore di fronte alla scoperta del progetto thatzme!, realizzato da due giovani webdesigner danesi, Svøren Břutü e Khrista Lømøsø. Si tratta, in pratica, di un social network attraverso il quale l’utente mette a disposizione di tutti una serie di scatti provenienti dai propri album di famiglia, in modo da mostrare la propria trasformazione fisica con li passare degli anni, più tutta una serie di informazioni (cambi di residenza, viaggi effettuati, luoghi preferiti) che possano essere utili al software per elaborare le connessioni giuste. A differenza di tutti gli altri social network, le connessioni tra gli utenti di thatzme! non si basano sull’amicizia o sulle passioni comuni, ma sulla possibilità che i vostri spostamenti abbiano incrociato quelli di qualcun altro. 
Una volta che le connessioni sono effettuate, inizia il vero lavoro di ricerca tra le foto messe a disposizione dagli altri utenti, con la possibilità di integrare il materiale e perfezionare la ricerca, anche attraverso la videochat. 

A fare un rapido giro per il sito si viene investiti da dosi spropositate di entusiasmo da parte di chi, attraverso thatzme!, è riuscito a ritrovare pezzi della propria esistenza che credeva perduti per sempre. Gli “wow” e gli “oh my god” si sprecano, ma è buon segno. Significa che thatzme! funziona davvero.