Fine

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Un po’ perché mi piacciono i Beatles e non i Rolling Stones, un po’ perché sono sempre stato dalla parte delle cose che a un certo punto finiscono, Maciste chiude qui. 

Sono stati tre anni belli e divertenti al di là di ogni previsione. 

L’archivio resterà sempre aperto e il profilo twitter resterà attivo. È probabile che a breve apra un nuovo blog, un blog normale e personale, ma devo ancora davvero decidere. Qualunque cosa accada, vi tengo aggiornati qui e via twitter.

Continuerò invece a collaborare con D-mag.

Ringraziamenti: Matteo Bordone, che ha reso tutto questo decisamente più movimentato; Giorgio Fontana, che mi ha intervistato due volte, la prima per il suo blog, la seconda (alla fine) per il suo blog; Matteo Scandolin, Nicolò Porcelluzzi, Gianluca Didino, casa Rigby, Gabriele Naia, Ferdinando Guadalupi, Alice SocalFrancesco Sparacino, Fabio Deotto, Federico PIrozzi, Peppe Fiore, Marco Peano, Francesco Guglieri e Marco Rossari per il sostegno costante.
Poi i miei tumblr preferiti, in particolare sua maestà pokotopokoto che ogni tanto mi scrive, e lo staff di tumblr che è stato sempre gentile. 

E infine Alice, perché è la più grande produttrice di stronzate divertenti che io conosca, molte delle quali finite qui dentro, e per tutta una serie di motivi che poi le dirò di persona, dato che viviamo assieme.

Grazie a tutti.

Se ve lo state chiedendo, Terry Jones qui sopra sta per suonare l’accordo finale di A day in the life

- Maciste


Metaphore

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Andrea De Carlo, Villa Metaphora, Bompiani 2011, p. 872:

"Ludovico prese l’anphora con due mani e la strinse phorte al petto. 
«A cosa pensi?» chiese all’avvocato.
«A un viaggio che vorrei phare» rispose l’avvocato. «E al phatto che ogni viaggio in phin dei conti non si esaurisce mai in se stesso, ma rimanda sempre ad altro. Conosci phorse un modo di viaggiare che non sia metaphora di qualcosa?»”  


Ringraziamenti

Valeria Ponti Jung, Tutte le lune di domani, Adelphi 2012. 


Brodo di pollo

           

Margaret Mazzantini, stamattina a Radio 2: 

«Prossimo romanzo, mi chiedi. Senti questa. Ristorantino romano. Un posto semplice, due granchietti, n’insalata e una Falanghina. Lui e lei parlano del loro rapporto. Sono in crisi ma si vogliono bene. Lui si chiama S., lei si chiama M. Solo le iniziali, come nei romanzi degli anni Sessanta, perché gli anni Sessanta sono quelli in cui hanno vissuto le emozioni più forti della loro vita, emozioni come la passione politica e la musica. Non sono emozioni, sono cose, lo so, ma sono cose che mi emozionano. A un certo punto lui, che è un tipo un po’ rude, ignorante, ma con un grande cuore, si mette a piangere. Si mette a piangere e poi ci serve qualcosa di un po’ pazzo e un po’ fuori luogo. Non so… si mette a piangere e ha un’erezione. Lei ride, perché è una donna di spirito, nonostante la sua apparente freddezza, ed è una donna coraggiosa, anche se timida. E je da na forchettata su sta erezione, che… No, ok, non mi piace più. Niente. Senti questa, allora. Millenovecentodiciotto. Lei, Margaritjia, è una donna fredda e al contempo fragile, ma anche coraggiosa. Lui, Sergjeji, è un uomo all’apparenza un po’ rude ma in realtà di buon cuore. Vivono nella steppa per scelta. Sergjeji non sa leggere ma colleziona vecchi ritagli di giornale. Gli piacciono, gli piacciono, gli piacciono… i profili dei paragrafi degli elzeviri. Gli piacciono così tanto che li traccia con un pennarello. Ecco l’incipit In prima persona, parla lui, ignorante, dice: “Il primo profilo che mi sono innamorato era quello delle parole che ero bambino e vedevo sui giornali. Il profilo degli elzeviri”. Viene da chiedersi dove li trovi questi giornali, nella steppa russa. No. Niente. Niente, niente, niente. Proviamo così. Lui è un attore francese di scarso successo, un cabarettista, un po’ rude, ma con cuore grande. Si chiama Serge. Lei è una figlia un po’ ribelle della borghesia di Grenoble. Un po’ ribelle, ma fragile. Distante ma caparbia, anche se timida. Si chiama Marguerite e scrive poesie. Ora vorrei metterci una svolta pazza. Tipo che lui ha un’idea scema, non so… commercializzare il brodo di pollo, un’idea un po’ contadina. Ma grazie a lei, alle sue conoscenze, una spruzzata di compromesso, quest’idea diventa geniale e si arricchiscono. Brodo di pollo. Che tra l’altro il brodo di pollo è ottimo per curare la secchezza dei talloni.» 


L’ultimo sguardo


Intervista a Chuck Palahniuk

Un pezzo della lunghissima intervista a Palahniuk, pubblicata su Repubblica un anno fa.

[…]

Cosa ne pensi della letteratura italiana?
La prendo alla lontana. Sono appassionato di libri scolastici. Faccio la collezione. Ogni volta che per qualche motivo vado all’estero mi compro sempre un paio di volumi scolastici. A volte mi metto anche in coda insieme ai quindicenni. Da voi è da un bel pezzo che si studia letteratura sul Baldi, se non sbaglio. Bello il Baldi, ha un’aria così sovietica… Nel Baldi si parla in continuazione di “realismo”, ma se ne parla in termini virtuosi, come se fosse lo scopo della scrittura. Nella storia della letteratura, è ovvio, alcune opere si smarcano dalle altre, ma per il Baldi è sempre dovuto all’efficacia nel riprodurre la realtà. 

E quindi, è un male?
A dirla tutta mi preoccupa un po’. Per esempio, insegnando scrittura creativa mi sono reso conto che tra i miei studenti ce ne sono alcuni che non riescono a produrre nient’altro che resoconti diretti di cose che sono accadute davvero. Parlando con loro ho scoperto che nella maggior parte dei casi questo limite deriva da una sottostima della propria credibilità di scrittori. Hanno paura di non essere presi sul serio. Allora, per non rischiare, utilizzano la veridicità delle fonti come polizza sulla propria qualità di scrittura, pensando che siccome quello che raccontano è accaduto davvero, il racconto sia per forza di cose almeno decente. Dal mio punto di vista giustificare la finzione con la realtà è la cosa peggiore che si possa fare. È la realtà, al massimo, che deve trovare una giustificazione, un ordine nella finzione. 

Ritornando alla letteratura italiana. 
Eh. 

È una domanda. Noi giornalisti amiamo le virate senza reggente.
Ah, scusami. Mi pare che quello che ho detto c’entri. Leggo parecchia narrativa italiana contemporanea, ma chiuso il libro mi rendo conto di sapere un mucchio di cose su un determinato momento storico, ma del romanzo in sé non mi ricordo niente. Di fatto se tu metti insieme tutta la narrativa italiana ottieni un grosso manuale di storia italiana for dummies. Non dovrebbe essere così. Tra l’altro ogni volta che finisco un libro di un autore italiano, arrivato all’ultima pagina sono sempre dispiaciuto per lui. Il libro parla di tutt’altro - stragi, bombe, complotti - e io sono dispiaciuto per l’autore, anche se magari è nato dieci anni dopo le cose che racconta.

Bè, la storia italiana è molto cupa e violenta. Però è anche interessante.  
È interessante se ti interessa la storia italiana. E in ogni caso ci sono i manuali. La storia oggi mi sembra si chiami… o Appuntamento con la storia, quello con le foto in copertina dello sbarco in Normandia… Bellissimo. Sembra di guardare Pop up video, solo che al posto di Avril Lavigne c’è Gramsci. 

Allora, visto che conosci la storia italiana, c’è qualche fatto che ti ha colpito più degli altri? 
Dai libri che ho letto e dai film che ho visto, mi sembra di aver capito che in Italia tutto quello che ha accaduto negli ultimi 150 anni ha a che fare con la banda della Magliana e con le Brigate Rosse, che poi sono la stessa cosa. L’unità d’Italia è stata opera della banda della Magliana. Cavour ne faceva parte, assieme a gran parte della classe politica piemontese. A un certo punto la banda della Magliana si è scissa in cinque: la mafia, la camorra, la ndrangheta, la P2 e la Resistenza. La Resistenza, se la banda della Magliana non gli avesse dato l’imprinting non avrebbe combinato niente. Siccome la banda della Magliana da un lato coordinava la politica di Mussolini, dall’altro aizzava gli antifascisti, ha risolto tutto aprendo una sede a piazzale Loreto, a Milano, e vent’anni dopo ha messo le basi per quello che di lì a poco sarebbe stato chiamato il boom economico, ovvero la bomba alla Banca dell’Agricoltura, sempre a Milano. Quando Moro è stato ammazzato dalle Brigate Rosse, cioè dalla banda della Magliana, di cui per altro faceva parte, è venuto fuori un casino e si sono scoperte un mucchio di cose strane, su tutte il fatto che dietro la banda della Magliana c’era un’altra banda della Magliana più grossa. 

E un libro di narrativa contemporanea che non faccia riferimento a qualche fatto storico, l’hai letto?
Eccome. Ce ne sono molti. Sono libri in cui il protagonista si chiama come l’autore, si veste come lui, ha il suo stesso taglio di capelli e parla in maniera malinconica ma sagace del suo rapporto con le cose di utilizzo quotidiano, come i posacenere delle stazioni, gli ombrelli col manico a uncino e il parquet scricchiolante delle biblioteche. Oppure parla delle stesse cose ma in chiave dolente.

E tra il realismo e il quotidiano cosa preferisci?
È un po’ come chiedere se mi piace di più la pistola che spara o la pallottola che mi colpisce in mezzo agli occhi.

Tornando a quello che dicevi prima, credi che gli scrittori italiani abbiano un problema di credibilità?
C’è un mio amico di Ancona che pur di avere qualcosa da raccontare mi parla delle sue otturazioni dentali o della sua tiroide. Gli voglio bene, per carità, ma sarei più felice se mi parlasse d’altro, spostandosi anche solo di mezzo centimetro da se stesso, per esempio di come le sue otturazioni dentali e la sua tiroide influenzano le sue giornate, il suo rapporto con la moglie e con i colleghi di lavoro. Quando penso all’Italia non riesco a non collegare quello che mi racconta questo mio amico di Ancona con quello che il Baldi dice a proposito del Corbaccio o di Cecco Angiolieri o dei Malavoglia. È chiaro che se tutto quello che sai fare è un resoconto dettagliato della realtà, sei costretto ad andarti a pescare le cose peggiori, come le malattie e le stragi. Una persona con un melanoma al quarto stadio è sempre in qualche modo interessante. 

E il Baldi in tutto questo ha qualche colpa?
Se tu martelli i ragazzi dai dieci ai vent’anni con l’idea che quella opera letteraria ha rivoluzionato la storia della letteratura per la sua capacità di descriverti le pustole di Don Rodrigo, uno cresce con l’idea che lo scopo della letteratura sia sostanzialmente essere sinceri, di una sincerità quasi pornografica. 

C’è chi sulla sincerità pornografica ci ha costruito un’intera poetica.
Lo so, e mi dispiace. Perché una poetica del genere parte dall’idea che scrivere sia una specie di purificazione, un atto espiatorio. E chi pensa di purificarsi attraverso la scrittura non fa altro che denunciare implicitamente che dietro la sua scrittura non c’è voglia di condividere qualcosa, ma è solo un mezzo per raggiungere uno scopo personale, cioè vivere meglio. E allora non so a te, ma a me da fastidio sapere che ho speso 20 sacchi e ho letto 700 pagine difficilissime per far stare bene una persona che non conosco e che magari, tra alti e bassi, tira a campare fino a ottant’anni. Voglio dire, per queste cose c’è il litio: funziona da dio! Se voglio dare il mio contributo per far stare bene una persona a caso nel mondo lo faccio tramite Emergency, non attraverso la Fnac. 

La sincerità pornografica come atto espiatorio. Siamo passati dal realismo al misticismo…
Guardali in faccia gli scrittori realisti. Hanno barbe, tuniche, zoppicano un po’ e mangiano solo pasti frugali. Il realismo è una forma di misticismo. 


associazioneinutile:

Il numero 51 di inutile è uscito. È fatto quasi tutto “in casa”, con pezzi di Giulio D’Antona (Cadillac), Nicolò Porcelluzzi, Matteo Scandolin e Marco Montanaro (inutile), Andrea Maggiolo (Micronarrativa), Peppe Fiore (Einaudi), Mauro Maraschi (tutto).
Lo trovate qui, e lo trovereste anche nella vostra cassetta postale, se foste abbonati.

associazioneinutile:

Il numero 51 di inutile è uscito. È fatto quasi tutto “in casa”, con pezzi di Giulio D’Antona (Cadillac), Nicolò Porcelluzzi, Matteo Scandolin e Marco Montanaro (inutile), Andrea Maggiolo (Micronarrativa), Peppe Fiore (Einaudi), Mauro Maraschi (tutto).

Lo trovate qui, e lo trovereste anche nella vostra cassetta postale, se foste abbonati.


Schopenhauer

   

 


Stasera, ore 21.00, @RadionationIT

                              

Salvo problemi tecnici, stasera partecipo via skype alla diretta di Ricciotto, il podcast di “La trasmissione” dedicato al cinema e condotto da Matteo Scandolin e Aldo Fresia. 
Loro parleranno come sempre di tante cose, io parlerò dell’ultimo film di Virzì.   
Se volete fare domande c’è twitter: @latrasmissione.
Per ascoltare in diretta il podcast non dovete fare altro che andare su www.radionation.it (mettete il “www”, sennò vi porta al sito sbagliato) alle 21 precise e cliccare sul canale Radionation1


1979

                  

Billy Corgan, su «Rolling Stone», parlando della ristampa di Mellon Collie

«Il segreto? Il segreto è scrivere le strofe come se fossero dei ritornelli. Non ho mai capito per quale motivo uno debba soffrire lungo tutta la strofa e godere solo durante il ritornello. Non si può godere e basta?»


Gli altri

    

Non uso come si deve la parte social di tumblr. Mi limito a seguire un po’ di persone e a mettere qualche like quando qualcosa mi piace e la voglio conservare, ma non rebloggo niente e non comincerò a farlo ora. Qui dentro mi piace produrre contenuti, non condividere sensazioni.

Detto questo, in questi tre anni mi sono affezionato tantissimo a una serie di blog, e mi sembra giusto dirlo. 

Pokotopokoto. Di solito ci si immagina che i blog pieni di roba trash abbiano dietro un blogger tutt’altro che trash. Secondo me, in questo caso, no. 

What-about-the-beatles. Il terrore che a un certo punto il repertorio finisca. 

Slipperypond. “Fabrizio Fritzl”.

Unhappyhipster. Se li odi non dire niente, lascia che facciano tutto da soli.

Marpo. Si vede che le piace.

Francescagi e Muschiosa. Ne sanno. Non so esattamente di cosa, ma ne sanno.

Fuckyeahalbuquerque. Il filtro per le stronzate migliore che esista. 


Soggetti

                                   

Antonio Scurati su twitter, (dopo le critiche per questo articolo): 

"La debolezza dell’Occidente decadente che ancora si illude" è il mio modo di dire "io" // cc @accademiadistoccolma


Ph 5.5


La maggioranza degli scrittori ha uno stile di vita identico a quello dei loro personaggi, che poi è lo stesso stile di vita degli editor che sistemano i loro libri, che poi è lo stesso dei giornalisti che scrivono le recensioni, che poi è lo stesso di quelli che vanno alle presentazioni, che poi è lo stesso dei blogger che vorrebbero scrivere un libro, che poi è lo stesso dei personaggi che i blogger mettono all’interno dei libri che forse un giorno riusciranno a pubblicare. Fai sì sì con la testa. Fai sì sì perché ti senti superiore a tutto questo o fai così perché sai di farne parte esattamente come me?
David F. Wallace, Questa è l’acqua, Einaudi 2009, p. 14.

Verga Taddeo, “Scheda tecnica dell’uomo ombra”

                             

di Lorenzo Gel

È un capolavoro. In una Roma overapocalittica, sotto una perenne pioggia di misteriosi pezzi di circuiti elettronici e macchinari dal cielo, Verga Taddeo mette in scena una realtà rovesciata dove l’attuale classe politica combatte la dittatura di Anonymous, la rete di hacker che ha ormai scoperto le Password di Tutto il Mondo e che è riuscita a modificare a tal punto l’informazione online da trasformare la realtà in quella che Taddeo chiama Piega Estetica Compromessa, ovvero una pseudorealtà fatta di soli fatti e oggetti, in cui è bandito tutto ciò che non ha consistenza fisica o storica.
L’attuale classe politica veicola nella Fonosfera i propri messaggi artistici, ultima forma di resistenza culturale alla Dittatura del Fatto, sfruttando l’unico vantaggio che gli è consentito di avere: gli adepti di Anonymous, infatti, come prova di fedeltà alla causa, si automutilano l’apparato auricolare. È un gesto simbolico che sottolinea l’indifferenza alle opinioni too coor. «Per la Verità sono sufficienti gli occhi» dice Munlo, uno dei Partecipi. La Fonosfera permette all’attuale classe politica di sfruttare le frequenze AM delle vecchie radio per irradiare strategie di azione sottoforma di cover dei Tears for fears.
Questo è il contesto che veicola la storia d’amore segreta tra Spirta, dissidente cieca ed ex assessore al turismo della provincia di Como, e Curtius, hacker sordo per automutilazione e muto dalla nascita. Una storia d’amore che ha la caratteristica di essere l’Unica Storia D’Amore Possibile, fatta solo di Contatto Fisico. Quante maiuscole, madonna mia. In un mondo rovesciato, solo la malformazione fisica e la conseguente assenza di comunicazione verbale permette un amore puro, privo di ideologie e programmi, vissuto all’insaputa degli stessi protagonisti.
Ma la guerra è iniziata e Curtius muore in un’imboscata organizzata dagli stessi hacker. Al suo posto si sostituisce l’hacker Marpoz che ha osservato di nascosto la coppia per mesi, imparando ad emulare perfettamente il linguaggio del corpo e i vari mmm-nguagua-mmm di Curtius. Spirta non si rende conto della sostituzione e senza volerlo fornisce tutte le informazioni segrete della dissidenza fonosferica al centro nevralgico di Anonymous. La guerra sarà truce, mesmerizzatamente truce, così truce da generare l’Abisso, un buco nero intraterreno nato dall’Eccesso di Violenza. Un bagno di sangue, sotto una pioggia sempre più ossessiva di parti meccaniche e circuiti provenienti da chissà dove. 
In un sapiente miscuglio di orrore e intrautobiografia occipitale, Verga Taddeo, al suo quarto esordio come scrittrice, ci regala un ritratto violentemente reale del nostro tempo, allestendo coraggiosamente la definitiva protogenesi interstiziale del nostro Occidente inerme.  

Per chi fosse interessato domenica prossima l’autrice incontrerà i lettori alla Piccola Tisaneria Popolare “Il vaporetto”, alle 18.00  in vicolo Prestigiacomo 6, a Pavia, per presentare il libro e parlare della sua passione per i centrini in pizzo di Rapallo.